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Pescare i tonni a drifting e trucchi per farli abboccare

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    In questo articolo ho cercato di raccogliere quelle tecniche e piccole astuzie che permettono di arrivare allo strike con qualche bel tonno rosso e goderci al massimo il combattimento. Una sorta di A-B-C per quelle che sono le mie esperienze da autodidatta, fin da quando ero ragazzo e questa pesca, per lo meno in Tirreno, era ben poco praticata.

    Tonni: dove si pescano

    Già, perché di tonni in Italia se ne possono pescare un po’ dappertutto: all’Argentario, a Soverato, a Napoli, a Giulianova, nello Stretto di Messina o partendo da tanti porti di Sardegna (e questo solo per citare alcuni dei messaggi che ho ricevuto nel tempo).

    Io parlo ovviamente seguendo le mie esperienze di pesca, per lo più svolte a Camogli (in Liguria, provincia di Genova). In funzione delle stagioni, ho ormeggiato la mia barca in corrispondenza di 80/150 metri di profondità, e solo negli ultimi anni, con l’aumento dei pesci, mi sono avvicinato alla costa. Attenzione però perché ogni zona e ogni periodo ha le sue regole.

    Quando pescare i tonni con la canna? Orari ecc.

    Prima di entrare negli argomenti più “tecnici”, vorrei anche farti notare che bisogna cercare di imparare da soli quando e come pescare, senza fidarsi ciecamente dei primi consigli che si possono trovare in giro. Si potrebbe pensare infatti che la pesca al tonno sia una pesca estiva, molti credono che sia così, sbagliando, perché invece i tonni si possono catturare benissimo in inverno (rilasciandoli, nel rispetto delle leggi). Se il meteo lo consente, ogni mese dell’anno può essere buono. Riguardo gli orari, solo andando a pesca assiduamente si riuscirà a intuire quali sono i momenti buoni in quel periodo. Non esiste l’orario perfetto… quello da partenza garantita.

    Pesca a drifting: Operazioni preliminari

    Scelto il punto di pesca l’azione di pasturazione è fondamentale, deve essere costante e mai interrotta. Una regola sempre valida è quella di gettare una sardina una volta che sparisce la precedente. Questo ci aiuterà a regolarci un po’ in tutte le situazioni di corrente. Per la pastura si usano principalmente le sardine, sono ottimi anche i sugarelli, le alacce e gli sgombri; benissimo se freschi ma catturanti anche se congelati. Una maggiore attenzione andrà sempre riservata agli inneschi che dovranno sempre essere freschi e perfettamente eseguiti. Ovviamente può capitare che pesci affamati e ben disposti a mangiare abbocchino su qualche vecchia sarda congelata (di quelle con pancia “rotta”), è vero, ma anche se ciò può capitare, voglio sia ben chiaro che si tratta di eventualità, e non di una speranza da inseguire. La regola dunque deve essere: “Facciamo begli inneschi”. Una regola sostenuta dall’altra: “Pasturiamo bene: pasturiamo con costanza”.

     

    Drifting al tonno: Le canne, i mulinelli, le lenze migliori

     

    Canne mulinelli e fili da 50 lbs in questo momento rappresentano la scelta ideale, soprattutto per la maggior parte dei pescatori che combatte in stand up (cioè stando in piedi). La taglia dei pesci raramente supera i 90/100 chili e l’attrezzatura da 50 libbre risulta perfettamente bilanciata. C’è chi scende moltissimo, arrivando anche a canne da pesca da 20 libbre ma io credo che, se siamo pescatori sportivi, dobbiamo anche dare la possibilità al pesce di stare bene dopo che lo abbiamo liberato. Ti assicuro che un pesce liberato dopo un combattimento con una 50 libbre sta meglio di uno combattuto con una canna troppo leggera.

    Le canne e i mulinello da pesca a drifting

    50 libbre sono un’indicazione di massima. Perché ogni costruttore riporta indicazioni approssimative. Io per esempio uso le mie canne Defender 25/50, e qualche nuovo prototipo che spero vedrai presto comparire qui, nella sezione “negozio” di Amato.it. Il mulinello lo scelgo in funzione che vada a caricare su nylon (e allora uso l’Amato Striker 25/50) o il multifibra (e allora scendo addirittura al 16/30 che è piccolino ma è una vera forza della natura). Il modello 40/100 dell’Amato Striker lo consiglio in tutte le zone di mare che hanno grandi profondità, perché può garantire grande riserva di filo.

    La pesca dei tonni col collegamento wind-on

    Per il collegamento fra la lenza madre e il terminale è ottima la soluzione del wind on (realizzata con aggiunta di calza cava incollata, come spiegato dettagliatamente da Giorgio Rossi su PESC.it, che è il negozio Multi-Marchio della mia azienda). Attenzione però perché può essere tanto ottima quanto può rivelarsi “traditrice”, per cui usiamolo solo se si è più che certi di realizzarlo nella maniera corretta. L’esca lavorerà in maniera più naturale e non avremo il problema della girella in canna a fine combattimento, con qualche difficoltà in più però in fase di innesco. Per chi avesse qualche problema con la realizzazione del wind on, dunque, consiglio la sempre valida soluzione di raddoppio più girella e terminale. Il sistema è ugualmente catturante.

    Terminali e ami per pescare i tonni a drifting

    Il terminale classico è realizzato in fluorcarbon F1 di diametro compreso tra lo 0,73 e lo 0,89, ami 6/0 e 7/0, rigorosamente crimpati. Il fluorcarbon, in questi diametri, è troppo rigido e “secco” per consentire una corretta realizzazione del nodo, pertanto, il rischio di rottura sarebbe alto. Attenzione però alla crimpatura, i “rivetti” devono essere in alluminio di ottima qualità e la pinza ben calibrata, andando a chiudere il rivetto nel foro corrispondente al diametro utilizzato. Stringere troppo un rivetto, è molto rischioso. Anche stringerlo troppo poco lo è, dunque facciamo le cose con calma e bene. Gli ami circle sono ottimi, li consigliamo perché sono fondamentali per il rilascio del pesce, oltre che essere affidabilissimi. L’enorme vantaggio degli ami circle è di impedire al pesce di ingoiare  l’esca e rischiare anche di tagliare il terminale, consentendoci di scendere col diametro in caso di necessità. Consiglio di non scendere mai comunque sotto uno 0,70 millimetri. Il terminale da 100 lbs comunque ci mette ragionevolmente “al sicuro” anche con ami tradizionali.

    Come innescare per catturare i tonni

    L’innesco va sempre molto curato, deve essere il più possibile simile alle sardine che scendono in pastura. Il più efficace è l’innesco che parte dal ventre e si richiude sulla schiena legato con il filo elastico; molto catturante anche la mezza sardina innescata con la stessa procedura. In condizioni di corrente forte è però preferibile innescare la sardina facendo entrare l’amo dalla bocca per farlo uscire dalle branchie, in questo modo sarà più fluttuante e più protetta dall’intensità della corrente. È importante posizionare le canne a diverse profondità e lunghezze. Approfondiamo questo importantissimo aspetto della pesca a drifting nel riquadro a margine. Questo l’abc del drifting ,di seguito alcune osservazioni personali maturate in 25 anni di esperienza che potrebbero risultare utili …

     

    Pesca dei tonni: le differenti altezze a cui posizionare gli inneschi

    È sbagliato pensare che i tonni non abbocchino sotto la mezz’acqua. Posizionare esche ad altezze differenti è davvero fondamentale. Spesso i tonni risalgono la pastura partendo dal fondo e molti degli strike avvengono sulla canna “più bassa”. Per esperienza, vi dico che è sempre produttivo affondare un’esca fino a pochi metri dal fondo e una a mezz’acqua. In base al numero di canne a disposizione poi si risale fino a meno 20 metri o alla famigerata canna jolly “abbandonata” in corrente. In linea di massima comunque già due canne ci consentono un’adeguata azione di pesca, con l’accortezza però di variarne le profondità e le lunghezze in base alla corrente. Se molto forte, affonderemo le esche e aumenteremo le distanze dalla barca, in caso di corrente scarsa, oltre alla lenza piombata ne metteremo una in pesca in corrente senza piombo né galleggiante, che si collochi in pesca a mezz’acqua.

     

     

    Pescare i tonni a drifting: vent’anni mi hanno insegnato che…

     

    Ho iniziato a praticare il drifting ormai molti anni fa, in solitario. Frequentavo la zona di Camogli/Sori, solo più raramente a Moneglia. C’erano tanti pescatori ma non mi capitava di vedere altre barche in drifting al tonno (solo raramente a Moneglia). Questi anni mi hanno insegnato tanto, mi permetto quindi di aggiungere a questo articolo qualche preciso consiglio in più, magari collegato alle profondità marcate delle zone che abitualmente frequento. Il primo riguarda proprio la zona di pesca.

    Tonni: dove si pescano?

    Spesso i punti più caldi sono molto battuti, vale pertanto la pena di tentare qualche posto nuovo e alternativo, le sorprese non mancano mai. Relitti e secche del largo, nonché sbalzi di batimetriche sono punti ottimi su cui investire qualche cassa di sardine. Personalmente ho avuto enormi soddisfazioni trovandomi a pescare da solo su pesci indisturbati con un numero elevato di strike in una zona mai provata prima, semplicemente fantastico.

    Uso dell’ecoscandaglio nella pesca a drifting

    In fase di pesca l’ecoscandaglio  ci aiuterà a individuare eventuali pesci in pastura che non abboccano, spesso vengono a mangiare la pastura fino a pochi metri dalla barca ed è possibile vederli; a volte, invece, stazionano più in profondità e capire dove sono è fondamentale, sempre più spesso, infatti, i tonni entrano in pastura ma non mangiano le nostre esche e qui dovremo utilizzare astuzia ed esperienza.

    Trucchi per far abboccare i tonni (nella pesca a drifting)

    La prima cosa è verificare l’innesco, l’amo non deve essere troppo visibile e l’esca non deve essere sproporzionata rispetto alla pastura, se per quanto perfetta una sardina intera viene schivata, va allora provato un  pezzo che abbia dimensioni simili a quelli che gettiamo, magari calato insieme ad una manciata di sardine.

    Anche se i pesci sono a vista è utile calare una lenza più in profondità, eventualmente stravolgendo ancora una volta l’innesco e provando una T, cioè una sardina per la pancia più una per l’occhio, o, ancora, allungare gradualmente  una canna anche a 150 metri di distanza dalla barca, dove possono esserci altri esemplari o dove quello o quelli che vediamo sotto la barca possono compiere un passaggio.

    Un modo strano per riuscire a far abboccare il tonno

    Per quanto sul momento possa sembrare assurdo, si possono togliere tutte le canne in pesca e continuare a pasturare per disabituare il pesce alla presenza dei fili, per poi rimettere in pesca una sola canna dopo una decina di minuti magari in corrente con poco piombo.

    Prima di arrivare al cambio di terminale scendendo con il diametro può essere risolutivo distanziare esageratamente il piombo dall’esca, anche di trenta metri; questo però va fatto solo in caso di corrente media o forte.

    Una volta ho catturato un pesce che non voleva mangiare in nessun modo tenendo sospesa la sardina a filo d’acqua in superficie con un’altra canna. Per confondere i tonni sospettosi e indurli ad abboccare può essere efficace anche la variazione della pasturazione, nella dimensione dei pezzi che andremo a tagliare ma anche dal punto in cui andremo a gettarli in acqua, che per creare movimento può essere continuamente variato, alternando la murata e lanciando i pezzi a diverse distanze, sempre però sopra corrente.

    Il diametro del Fluorocarbon nella pesca dei tonni

    Se tutto ciò non basterà dovremo scendere con il diametro del terminale, fino ad un massimo dello 0,70, e tassativamente con amo circle, che peraltro non da garanzia al 100% ,capita che prima di ferrare il tonno nell’angolo della bocca scorra all’interno consentendo al pesce di danneggiare il terminale  con i denti…

    Efficace anche in caso di terminale sottile un rinforzo degli ultimi 80 cm con del trecciato molto potente che andrà poi arrotolato e nascosto all’interno dell’esca, come si fa con le palamite ma “in scala”, questo innesco però presuppone l’uso dell’ago ed è quindi inutilizzabile con il wind on. Sono onesto: quest’ultima soluzione a me non è mai piaciuta molto nella pesca dei tonni, però, siccome ci sono pescatori che la usano, te la volevo dire lo stesso.

     

    Drifting al tonno: il recupero del pesce

    Il combattimento con un tonno è un avvenimento emozionante ed indimenticabile, ma va gestito con la massima attenzione.

    Per chi combatte in stand up, una regolazione scorretta di renale e piatto può trasformare la lotta con il tonno in una fatica  tale da far commettere errori per stanchezza e trasformare quello che dovrebbe essere un momento di divertimento in una sofferenza. Il piatto dell’harness va posizionato subito sopra le ginocchia, e il renale sulla parte bassa della schiena, in modo tale che con la canna in trazione si possa esercitare lo sforzo quasi da seduti. È fondamentale prima di entrare in combattimento aver testato la cintura, regolandola alla perfezione.

    La maggior parte dei pesci che ferreremo andrà rilasciata, il combattimento deve quindi essere il più breve possibile per portare il pesce sottobordo ancora vitale; per questo chiedo a tutti di evitare di mettersi in pesca con attrezzature sottodimensionate: è un peccato lasciare in mare pesci che nuotano con decine, o magari centinaia, di metri di filo in bocca, evitiamo di utilizzare mulinelli con poco filo dentro, un tonno da 100 kg può tranquillamente fare una partenza da 300 metri senza darci la possibilità di toccare la frizione.

     

    Questi ovviamente solo consigli che spero potranno far nascere in qualcuno la passione per la pesca, nel rispetto del mare.

    Quando poi avrai bisogno di qualche attrezzatura, se vorrai acquistarla da me sarò contento, con prodotti a mio marchio qui, su Amato.it, o degli altri marchi trattati dalla mia azienda su Pesc.it.

     

    Detto questo… buon drifting a tutti! Aspettiamo le Vostre foto e video con attrezzature Amato!